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Amministrative 2026

«Una comunità che torna protagonista»: intervista a Peppe Franco per le amministrative di Saviano 2026

Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2026 12:14
Annalaura Sorrentino
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In vista delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026 a Saviano, abbiamo intervistato il dottor Peppe Franco, candidato alla guida del Comune di Saviano. Al centro del confronto i temi della partecipazione civica, del rilancio del centro storico, dei servizi sociali e della sicurezza urbana.

Il vostro programma si fonda sull’idea di “comunità” e partecipazione: in concreto, come pensate di coinvolgere davvero i cittadini nelle decisioni quotidiane dell’amministrazione?

«Il nostro programma mira a recuperare il senso di appartenenza al territorio, creando un rapporto più diretto tra amministrazione e cittadini. Vogliamo una Pubblica Amministrazione aperta al dialogo e capace di raccogliere le istanze che arrivano dal basso. Per questo intendiamo utilizzare strumenti di amministrazione condivisa, come coprogettazione e patti di collaborazione, insieme a pratiche concrete come micro-consultazioni su temi locali, assemblee civiche, tavoli di quartiere e, nel lungo periodo, una piattaforma digitale dove i cittadini possano proporre idee e seguire lo stato delle decisioni. Ci saranno situazioni urgenti in cui la consultazione preventiva non sarà possibile, ma ci impegniamo sempre a spiegare e motivare le scelte compiute».

Avete parlato di strumenti come lo sportello “A tu per tu con l’Amministrazione” e la “stanza digitale del Sindaco”: come garantirete che non restino solo strumenti simbolici ma producano risultati concreti?

«Favorendone l’utilizzo ma soprattutto dimostrandone l’utilità sul piano pratico. Se il cittadino accedendo allo sportello “ A tu per Tu con l’Amministrazione” di poi constata che la propria istanza, la problematica segnalata o semplicemente la richiesta di una qualsiasi spiegazione produce risultati in termini concreti da parte dell’amministrazione sarà lui stesso a farsi promotore dello strumento impedendo il disuso.»

Il rilancio del centro storico passa anche da incentivi economici e agevolazioni per le attività: quali settori intendete privilegiare e con quali criteri?

«Un centro vivo non può essere solo “vetrina” quindi sarebbe un errore puntare solo sulle attività commerciali o sui grandi eventi ma l’obiettivo è ripristinare l’abitudine alla frequentazione con un mix equilibrato di socialità quotidiana, attività culturali e commercio. Quindi non daremo priorità all’una piuttosto che all’altra ma garantiremo interventi sinergici per far sì che i savianesi ritornino a vivere il centro storico come luogo dove è piacevole restare, non solo comprare.»

Il progetto del Parco Maria di Piemonte è molto articolato: quali sono le priorità e i tempi realistici per vedere i primi risultati?

«Il progetto del Parco Maria di Piemonte è certamente articolato, come spesso accade per interventi che incidono su spazi urbani. La complessità deriva dalla necessità di coordinare più livelli progettuali e amministrativi, oltre alle procedure tecniche e autorizzative previste. Le priorità riguardano la messa in sicurezza dell’area adiacente all’uscita della scuola, l’incremento e la valorizzazione delle aree verdi e il miglioramento complessivo della viabilità della zona. Per quanto riguarda i tempi, sarà necessario rispettare tutte le procedure previste: analisi preliminare, progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, fino alla gara d’appalto e all’affidamento dei lavori.»

Sul fronte sociale proponete un potenziamento dei servizi per anziani, disabili e famiglie: quale sarà il primo intervento concreto nei primi 100 giorni?

«Come avrà avuto modo di apprende dal nostro programma tutti gli interventi previsti in ambito sociale rendono prioritario il consolidamento di una rete integrata di servizi che prenda in carico e accompagni le persone nel momento del bisogno in un’ottica non assistenzialistica ma di fattiva collaborazione. Nei primi cento giorni, quindi, il nostro proposito sarà questo di interagire con le associazioni e gli operatori di settore presenti sul territorio per individuare insieme le priorità rispetto al nostro programma anche se, lo confesso, io ho particolarmente a cuore le problematiche delle famiglie in cui ci sono soggetti portatori di disabilità che non possono e non devono essere esclusi dalle attività della vita del nostro paese.»

Parlate di “politica dei piccoli passi”, ma il programma contiene molti progetti ambiziosi: non c’è il rischio di promettere più di quanto sia realisticamente realizzabile?

«Il modo giusto di intendere la politica dei piccoli passi non è certo quella di ritenere escluso da tale concetto il raggiungimento di grandi obiettivi anzi di raggiungerli attraverso azioni graduali, costanti e gestibili. Abbiamo il dovere di prospettare ai nostri concittadini un orizzonte nuovo…di osare, di essere attenti all’oggi ma creativi per il futuro altrimenti non ci sarà mai un rilancio per questo paese. Noi promettiamo di impegnarci a far sì che ciò avvenga con lealtà ed umiltà nei confronti dei cittadini ben consapevoli che forse non tutto potrà essere portato a compimento ma di certo vi daremo inizio.»

Prevedete incentivi economici e riduzioni fiscali per il centro storico: come concilierete queste misure con la sostenibilità del bilancio comunale?

«Conciliare incentivi per il centro storico e sostenibilità di bilancio richiede di evitare sussidi “a pioggia” e usare incentivi mirati che generino ritorni economici, sociali e fiscali misurabili. Molti progetti di rigenerazione possono essere cofinanziati tramite fondi regionali, programmi europei, bandi nazionali, camere di commercio. E’ possibile attuare incentivi a scalare con agevolazioni che si riducono nel tempo. Ogni agevolazione sarà condizionata a risultati concreti ovvero apertura stabile dell’attività; occupazione creata; riuso di spazi vuoti; manutenzione urbana; sostenibilità ambientale al fine di evitare effetti opportunistici.»

Il piano di videosorveglianza e controllo del territorio è molto esteso: come eviterete che venga percepito come invasivo o limitante delle libertà personali?

«L’obiettivo del piano non è controllare i cittadini, ma aumentare la sicurezza e la capacità di prevenzione sul territorio. La videosorveglianza sarà utilizzata nel rispetto rigoroso delle normative sulla privacy e delle garanzie previste dalla legge, con sistemi orientati principalmente alla tutela degli spazi pubblici e alla prevenzione di reati e situazioni di rischio. Siamo consapevoli che il tema dell’equilibrio tra sicurezza e libertà personali sia molto delicato: per questo il progetto sarà accompagnato da criteri di trasparenza, tracciabilità degli accessi ai dati e tempi di conservazione limitati. L’intenzione non è creare un controllo invasivo, ma offrire strumenti moderni per proteggere cittadini, attività commerciali e aree sensibili, migliorando anche la rapidità di intervento delle forze dell’ordine.»

Nel programma si parla di integrazione degli immigrati ma anche di controlli serrati e sanzioni: come si conciliano inclusione e approccio restrittivo?

«Attraverso l’ Integrazione e la regolamentazione. Nel programma titoliamo il punto in oggetto come “OSSERVATORIO DI INCLUSIONE” perché intendiamo, in via prioritaria, promuovere politiche di accoglienza responsabile e aprire sentieri di confronto in grado di sollecitare e accrescere la conoscenza e la reciprocità tra cittadini diversi per “provenienza” ma al contempo vogliamo prevenire il fenomeno che purtroppo è già in essere in molti paesi limitrofi questo anche e soprattutto per garantire agli immigrati condizioni di vita degne di ogni essere umano. I controlli mireranno soprattutto a questo evitando che l’immigrato diventi soggetto di lucro ma vengano rispettati i lori diritti e quelli della cittadinanza tutta.»

Avete promesso trasparenza totale e monitoraggio costante: cosa farete se, una volta al governo, emergeranno difficoltà o ritardi rispetto agli obiettivi dichiarati? Sarete pronti ad ammetterli pubblicamente?

«Certo … noi sentiamo forte il senso di responsabilità nell’accezione propria del termine ovvero di essere chiamati a dare delle risposte ed è quello che faremo non solo per gli obiettivi raggiunti. Amministrare per me significa porsi al servizio ed il servizio coniuga il fare che non sempre è esente da errori ma non sono gli errori il vero problema è l’immobilismo che non permette di avere una speranza per il futuro. Mi impegno pubblicamente per questo …offrire ai miei concittadini una visione nuova…un futuro…cominciando a fare il possibile per scoprire, insieme a loro, che talvolta anche l’impossibile aveva bisogno solo della fiducia del primo passo. Fiducia che chiedo di accordarci con l’espressione del loro voto.»

 

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