Il calcio è una questione di cuore, di attimi, di emozioni che si accavallano e si mescolano in un’unica, travolgente onda. E per chi viveva il Napoli degli anni ’80 e ’90, ogni partita era un’altalena, un dramma sportivo che si giocava sul filo dei secondi. La sfida del 30 settembre 1990 contro il Pisa è uno di quegli episodi che resta impresso nella memoria.
Al San Paolo, il Napoli si presenta reduce da un avvio di campionato non certo brillante, mentre il Pisa, neopromosso, arrivava con un’aura di “ammazzagrandi” che aveva messo in difficoltà più di un avversario. La partita fu una battaglia: il Napoli, con un Maradona a tratti claudicante ma sempre in grado di accendere la luce, si porta in vantaggio nel primo tempo grazie a un rigore proprio del Pibe de Oro. Una rete, la sua, che sembrava poter mettere la partita in discesa.
Ma il Pisa non è lì per fare la vittima sacrificale. I toscani, guidati da un giovane e talentuoso Simeone, mostrano carattere e organizzazione. A metà ripresa, l’attaccante Padovano gela il San Paolo, trovando il gol del pareggio.
La partita si fa tesissima, il Napoli spinge ma non riesce a trovare il varco giusto. Il tempo scorre inesorabile, e i fantasmi di un’altra beffa (l’ennesima della stagione) sembrano aleggiare sul campo.
Poi, quando tutto sembrava perduto, quando il cronometro aveva già superato il novantesimo, ecco il lampo. Un calcio d’angolo battuto dal genio di Maradona, una spizzata di De Napoli, e il pallone che arriva sulla testa di Careca. Il brasiliano, a cui in quella stagione mancava ancora il gol decisivo, si avventa sul pallone e lo spedisce in rete. Un boato liberatorio si alza dal San Paolo, il Napoli vince per 2 a 1 e la speranza si riaccende.
Una vittoria non bella, non facile, ma di quelle che lasciano il segno, un piccolo capolavoro di cuore e caparbietà, un successo che solo una squadra come quel Napoli sapeva strappare agli ultimi, disperati istanti di gioco.
Sarà però un finale di stagione triste con il numero 10 che andrà via da Napoli lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei tanti tifosi che per un 6/7 stagioni avevano gridato il suo nome.
