Domenica mattina, Napoli primo in solitaria e come consuetudine, ecco le nostre Dieci Opinioni sul match del Maradona.
- GLI INFORTUNI. Un tratto distintivo di questi primi tre mesi di campionato: preparazione sbagliata? Sovraccarico di lavoro atletico? Conte non si sbilancia ma sulla carta il Napoli ha cominciato il suo ciclo terribile (una partita ogni tre giorni) senza i suoi perni principali e se Lobotka può essere da sostituito, se Juan Jesus può fare lo stesso lavoro di Rrahmani…il problema è in attacco dove Lucca non dà ancora le garanzie attese e il tecnico partenopeo costretto a trovare nuove alternative. Ogni impedimento è giovamento…speriamo!
- LA FORTUNA. È la volta buona? Chi lo sa, ma almeno ieri pomeriggio, la fortuna ha alzato la sua mano sui giocatori di Conte e sui riflessi di Vanja che ha mantenuto il clean sheet fino al 60esimo. Un primo (importante) tassello per il proseguo di questa stagione dove una bella dose di fortuna ci potrà essere di grande aiuto, contro tutti i malocchi di tifosi avversari e di qualche addetto ai lavori.
- IL SANGUE NELLE VENE. Il Napoli aveva perso la sua brillantezza e quella sfrontatezza nell’affrontare le partite. Senza coraggio, svogliati e molli quasi a rimpiangere i pazzi dello scudetto dell’anno scorso. Ma si sa, il calcio ha delle leggi di difficile comprensione e ieri per 90 minuti, si è (anche se a tratti) rivisto quella determinazione che mancava a quelli con la maglia azzurra. Sangue nelle vene e negli occhi se si vuole giocare per questa maglia…altrimenti, nessuno è indispensabile…per informazioni su come o cosa fare, chiedere a Scott e Frank.
- LA FORMAZIONE. Al netto delle assenze per infortuni, il tecnico conferma il solito 4-1-4-1 ma cambia alcuni degli interpreti delle débacle di Rotterdam e Torino: fuori Beukema e Lucca, dentro Neres (falso nueve) e Juan Jesus con Buongiorno sul centro destra. Confermato Gilmour in cabina di regia e McTominay sulla sinistra. Dentro Olivera dopo l’infortunio del belga e si ritorna al 4-3-3. Dall’80esimo gli ingressi di Lang, Beukema, Elmas e Gutierrez.
- IL BIG MATCH. La perla, la partita di cartello della giornata. Napoli contro Inter è sempre una classica del Belpaese, ricordando soprattutto gli anni della sfida scudetto. In palio il primo posto, in solitaria, visto il mezzo passo falso del Milan. E per una sera una delle due ha guardato le altre dall’alto in attesa dei prossimi 90 minuti. E anche stavolta, le aspettative di tifosi e di amanti del calcio non sono state deluse.
- IL TIFO. Nonostante i prezzi e l’orario, lo stadio risponde presente per essere al fianco dei propri beniamini. In una giornata autunnale e umida, i cori delle curve squarciano il cielo di Napoli e accompagnano in ogni azione quelli con la maglia azzurra. Un urlo liberatorio sulle reti dei protagonisti dello scorso scudetto trasformato poi in quel coro stupendo che ricorda all’Italia intera chi ha lo scudo sul petto.
- LA PARTITA. Il match rispetta lo spartito atteso: le squadre si studiano ma non rinunciano al loro assetto tattico e se da un lato l’Inter fraseggia, il Napoli gioca in velocità cercando le sue frecce nello spazio ma la partita si accende nel finale della prima frazione: rigore per il Napoli e traverse di Bastoni e di Dumfries. Comincia il secondo tempo con alcune (quasi impercettibili) variazioni ma il canovaccio resta sempre lo stesso ma i nerazzurri si sbilanciano e il Napoli raddoppia. Il match si riapre con il rigore di Calhanoglu. L’Inter ci prova, mettendola anche sul piano mentale, ma il Napoli regge e trova anche la rete del 3 a 1.
- L’INTER. I nerazzurri, dopo un inizio in salita, hanno ritrovato la loro quadra con Chivu che non ha snaturato l’aspetto e l’assetto della squadra puntando sui top player della stagione passata. Importante anche la maturazione di Bonny che si sta dimostrando la vera alternativa a Thuram. Inutile e fuori luogo il siparietto Conte – Lautaro (a cui mancano 2 gialli). Per i nerazzurri è la seconda sconfitta su tre in nei big match.
- IL CENTROCAMPO. Senza Lobotka e con McTominay e Politano sacrificati per la fase difensiva, la cinta mediana azzurra prova i movimenti richiesti dal proprio allenatore ma causa qualche giocatore fuori posizione, la manovra è lenta, prevedibile e mai pericolosa. Solo gli inserimenti dello scozzese mettono in difficoltà il trio di centrocampo nerazzurro. Nota positiva: la ripresa di Anguissa che è tornato il tuttocampista di quel passato non tanto lontano e il camerunense, non soddisfatto della sua partita, sugella la sua prova con la rete del 3 a 1 con un’azione (come direbbe qualcuno) di pura cazzimma.
- LA RABBIA. Quando la stanchezza è così profonda da sembrare un cedimento, è la rabbia a farsi strada, non come distruzione, ma come pura e bruciante energia. Non è però la rabbia sterile dell’impotenza, ma l’urlo di chi non ne può più di soccombere. È il momento in cui, anziché crollare, si trova nel fondo del barile la scintilla per ribaltare la situazione. La stanchezza ci dice che abbiamo lottato, ma la rabbia, quella sana e disperata, ci sussurra che non è ancora finita. È come un motore grezzo e potente che trasforma il desiderio di arrendersi nel feroce bisogno di lottare e riprendersi ciò che è stato tolto. Il vero riscatto fiorisce proprio lì, dove la stanchezza incontra l’indignazione, accendendo la determinazione più dura. TU NON CHIEDERMI PERCHE’….
