Brutti, essenziali e cinici: ecco le nostre Dieci opinioni dopo il match del Via del Mare.
- IL TURNO INFRASETTIMANALE. Quanto era bello il calcio di un tempo…quando le partite si giocavano la domenica alle 15.00 e in settimana c’era solamente il lusso della Coppa di Lega. Ora, per far fronte alla domanda del vil denaro, il calcio è diventato il passatempo dei ricchi e dei potenti: partite ogni tre giorni, cifre altissime tra biglietti e trasferte e soprattutto, giornate di lavoro rovinate perché la mente è sempre là, purtroppo (o per fortuna, a voi la scelta).
- LA FORMAZIONE. L’infortunio di KDB cambia nuovamente le carte in tavola e Conte è “costretto” a ritornare al 4-3-3: confermata la coppia di difesa di sabato scorso mentre in mediana, spazio al trio formato da Anguissa-Gilmour-Elmas. Ritorna Lucca e prima da titolare per Lang. Nel secondo tempo, Conte ridisegna i suoi con gli ingressi di Neres, McTominay, Spinazzola, Hojlund e Gutierrez.
- LA CLASSIFICA. Aspettando la Roma, il Napoli è primo in solitaria per una sera a 21 punti con 7 vittorie 2 sole sconfitte e manda un messaggio chiaro e forte a tutta Italia.
- CANTA NAPOLI. Nonostante la sera d’autunno inoltrato, l’entusiasmo di un migliaio di tifosi non si è spento sulle tribune del Via del Mare, dove sono accorsi per accompagnare i propri beniamini in questa difficile trasferta del martedì sera. Mai domi, gli 081 si sono fatti sentire per tutti i 90 minuti e oltre, in nome dell’amore per la propria maglia.
- IL LECCE. Una piccola bestia nera. I salentini sono sempre stati avversari ostici nel loro catino e nonostante la classifica che li vede con un piede nella serie cadetta, i giallorossi hanno venduto cara la pelle, in quello che è a tutti gli effetti uno dei derby del Sud. Di Francesco gioca a specchio ridisegnando un Lecce a trazione anteriore con il peso dell’attacco tutto sulle spalle del gioiellino scuola Milan Camarda. Nonostante il risultato (e un rigore sbagliato) la partita di ieri è da considerarsi come una buona iniezione di fiducia per i salentini che a tratti hanno anche messo in difficoltà gli azzurri. Ma come diceva un vecchio e amato telecronista: non sono le partite dove fare punti.
- LE TRASFERTE. Lontano dal San Paolo, gli azzurri erano reduci da 4 sconfitte consecutive ma nel pomeriggio in Salento, il Napoli inverte (finalmente) la rotta portando a casa i 3 punti.
- LA CORSA. Per il Napoli inizia “una nuova stagione”: dopo aver perso il suo giocatore di maggior spicco, la squadra era dinanzi a un bivio tattico: 4-1-4-1 o 4-3-3? Antonio Conte, tuttavia, non intende vestire i panni del moderno Amleto. Superando i tatticismi tanto cari al calcio contemporaneo, chiede ai suoi giocatori semplicemente di interpretare la partita con i movimenti studiati e provati in allenamento.
- LA PARTITA. Un Lecce umile e battagliero è riuscito a contenere il Napoli per tutti i primi quarantacinque minuti. I partenopei, lenti e prevedibili negli ultimi quaranta metri, non sono mai stati pericolosi dalle parti di Falcone, commettendo numerosi errori nell’ultimo passaggio nonostante la buona condizione di Lang. Nella ripresa, il Lecce è partito in modo più aggressivo e al 52esimo ha anche sbagliato un rigore. L’ingresso dei titolarissimi ha immediatamente sbloccato la gara a favore del Napoli. Negli ultimi minuti, si è rivista la squadra ‘made in Conte’: gli azzurri si sono difesi dagli assalti leccesi, non disdegnando però di ripartire in contropiede.
- IL RISULTATO. 1 a 0 di Anguissa e 3 punti in terra pugliese; un risultato che bissa la partita dell’ anno scorso e proiettò il Napoli verso la volata scudetto. Che sia di buon auspicio?
- SURREALISMO. Dove l’inconscio dipinge orologi che si sciolgono e elefanti dalle zampe smisurate così è il calcio, uno specchio inatteso dove l’assurdo prende forma in 90 minuti di pura e imprevedibile (ir)razionalità. Il pallone e la fede che diventano un’ossessione, un oggetto del desiderio e questo Napoli è come la perfetta tela di Dalì: un pretesto per celebrare l’inatteso, l’inspiegabile, il magnifico errore che eleva l’ordinario a mito. CHE BELLA VITA È…
