Terremoto in Venezuela: oltre 1.700 vittime, migliaia di feriti e decine di migliaia di dispersi

Nunzia Masi
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Cinque giorni dopo il devastante doppio terremoto che ha sconvolto il Venezuela, il Paese continua a vivere una delle emergenze umanitarie più gravi della sua storia recente. Il bilancio delle vittime è salito ad almeno 1.719 morti, mentre i feriti hanno ormai superato quota 5.000. Resta drammatica anche la situazione dei dispersi: secondo le stime diffuse dalle Nazioni Unite, circa 50.000 persone risultano ancora irreperibili, mentre migliaia di famiglie hanno perso la propria abitazione e vivono in rifugi temporanei.
Il sisma, avvenuto nella notte tra il 24 e il 25 giugno, è stato caratterizzato da due violentissime scosse di magnitudo 7.2 e 7.5, registrate a soli 39 secondi di distanza. L’epicentro è stato localizzato nel nord del Paese, tra gli Stati di Yaracuy e Carabobo, ma gli effetti sono stati devastanti fino a Caracas e soprattutto nello Stato costiero di La Guaira, dove si concentra la maggior parte delle vittime e dei danni. Secondo gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il terremoto è stato provocato dall’attività del complesso sistema di faglie che segna il confine tra la placca Caraibica e quella Sudamericana. La profondità estremamente ridotta dell’evento, appena tre chilometri, ha amplificato la violenza dello scuotimento, causando il crollo di migliaia di edifici.
Le operazioni di ricerca proseguono senza interruzioni, ma con il trascorrere delle ore diminuiscono le speranze di trovare superstiti sotto le macerie. Squadre di soccorso venezuelane e internazionali continuano a lavorare nei quartieri più colpiti di La Guaira e Caracas utilizzando mezzi pesanti, droni, unità cinofile e sofisticate apparecchiature per individuare eventuali segnali di vita. Nelle ultime ore alcuni salvataggi hanno comunque alimentato la speranza, dimostrando come la tempestività dei soccorritori possa ancora fare la differenza.
A complicare ulteriormente la situazione sono le continue scosse di assestamento. Dall’evento principale ne sono state registrate oltre 430, alcune di intensità significativa, tanto da costringere le autorità a mantenere chiusi numerosi edifici pubblici e a vietare l’utilizzo degli ascensori nelle aree considerate più a rischio. Una nuova scossa ha interessato nelle ultime ore La Guaira e Caracas, alimentando il timore della popolazione e rallentando in alcuni casi le operazioni di soccorso.
Le immagini provenienti dalle zone colpite mostrano interi quartieri ridotti in macerie, ospedali gravemente danneggiati, strade impraticabili e infrastrutture compromesse. Secondo una prima elaborazione del sistema di monitoraggio della NASA, realizzata attraverso immagini satellitari integrate con i dati del programma europeo Copernicus, almeno 58.870 edifici risultano danneggiati o completamente distrutti. Si stima inoltre che il terremoto abbia prodotto circa 1,2 milioni di tonnellate di macerie, rendendo estremamente complessa la fase di rimozione e successiva ricostruzione.
Sul fronte internazionale continua la mobilitazione umanitaria. Diversi Paesi hanno inviato squadre specializzate nella ricerca e nel soccorso urbano, ospedali da campo, medicinali, viveri e mezzi logistici. Anche l’Unione europea e numerose organizzazioni umanitarie stanno coordinando gli aiuti destinati alle popolazioni colpite, mentre le Nazioni Unite monitorano l’evoluzione della crisi e le necessità delle comunità locali.
Particolarmente doloroso anche il bilancio che riguarda la comunità italiana residente in Venezuela. La Farnesina continua a seguire la situazione attraverso l’Unità di Crisi e l’Ambasciata italiana a Caracas. Secondo gli ultimi aggiornamenti, sono 16 i cittadini italiani deceduti, quattro i feriti, mentre decine di connazionali risultano ancora dispersi o sono stati rintracciati nelle ultime ore. Tra le vittime figura anche un’intera famiglia originaria del Salernitano, travolta dal crollo della propria abitazione.
L’emergenza umanitaria resta quindi in pieno svolgimento. Oltre ai soccorsi, il Venezuela dovrà affrontare nelle prossime settimane la difficile fase della ricostruzione, in un Paese già profondamente segnato da anni di crisi economica e sociale. Gli esperti sottolineano come saranno necessari ingenti investimenti per ripristinare infrastrutture, servizi essenziali e abitazioni, mentre la popolazione continua a convivere con la paura di nuove scosse e con la speranza che sotto le macerie possa esserci ancora qualcuno da salvare.

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