TikTok non è più solo un social di ragazzini, ma ormai sembra sia diventato una piattaforma utilizzata da musei e art influencer per divulgare storia e cultura.
Effettivamente molti si chiedono se TikTok può davvero aiutare i musei a parlare ai giovani. La risposta però sembra affermativa. Sempre più istituzioni culturali stanno scegliendo il social più amato dalla Generazione Z per raccontare arte e storia con un linguaggio nuovo, veloce e creativo, attraendo sempre più giovani spettatori che appaiono sorprendentemente curiosi e interessati.
In Italia, uno degli esempi più riusciti è quello della Galleria degli Uffizi, che su TikTok pubblica video ironici, meme e contenuti vicini al linguaggio degli adolescenti.
L’obiettivo non è soltanto intrattenere, ma avvicinare i ragazzi all’arte attraverso strumenti che usano ogni giorno. Anche all’estero molti musei stanno seguendo questa strada, dimostrando che cultura e social network possono convivere. TikTok, infatti, diviene uno spazio dove l’arte può diventare accessibile e coinvolgente per le nuove generazioni. Sul profilo TikTok del museo compaiono le più importanti opere d’arte della galleria trasformate in meme.
I content creator del museo hanno aderito alle nuove tendenze, trasformando così le più grandi opere d’arte in manga con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. La testa di Medusa di Caravaggio si trasforma in Medusa-Chan, il Bacco dello stesso artista diventa Bacco-Chan, il ritratto di Maddalena Strozzi è Maddalena-sama e il ritratto di Agnolo Doni invece è Agnolo-sama, che in giapponese significa onorevole Agnolo. Tra i commenti emergono i tanti complimenti da parte dei follower che attraverso la pagina riescono ad avvicinarsi e appassionarsi all’arte e alla storia. Quello della galleria degli Uffizi però non è stato l’unico ad aderire alla tendenza della trasformazione in manga delle opere d’arte con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.
Diverso, ma non troppo, è invece l’approccio del Museo Archeologico Nazionale di Napoli che fa ballare le sculture e prova il riconoscimento facciale sulle statue, ma non raggiunge ancora i numeri degli Uffizi.
In Europa invece il riscontro su TikTok è molto positivo per il museo nazionale: il Rijik Museum di Amsterdam. Sul profilo compaiono molti video che raccontano il ‘dietro le quinte’ del museo; viene spiegato come si pulisce un’opera d’arte o come si creano le borse che vengono acquistate dai turisti nel bookshop. Non mancano spiegazioni delle opere, interventi di esperti e anche qualche contenuto più ‘giovane’ caratterizzato da opere d’arte accompagnate da descrizioni ironiche o zoom sui volti dei personaggi. Una comunicazione che colpisce e attrae, riuscendo a mantenere l’attenzione dello spettatore anche oltre i 15 secondi previsti dalle storie sui social.
Un successo sicuramente strepitoso, ma non confrontabile ai numeri raggiunti dal Museo del Prado di Madrid. Tra i video ci sono contenuti divulgativi, piacevoli da seguire, leggeri, ma coinvolgenti. Tra questi che, durante una sua visita al museo, racconta uno dei suoi quadri preferito: “Il Trittico del Giardino delle Delizie” di Hieronymus Bosch. I creator del museo del Prado mostrano spesso i dettagli dei quadri e le curiosità, tutto ciò che si potrebbe non conoscere e non cogliere nelle opere d’arte ospitate presso la struttura.
I musei stanno dimostrando che anche l’arte può diventare virale se raccontata con i linguaggi giusti, in un mondo che corre veloce bisogna quindi stare al passo con i tempi e reinventarsi sempre. TikTok permette di avvicinare i giovani alla cultura attraverso contenuti brevi, creativi e immediati. Tra ironia, curiosità e storytelling digitale, i musei trasformano i social in nuove porte d’ingresso verso l’arte.
