Siamo giunti al traguardo di questo lungo ed estenuante campionato. In questo ultimo lunedì di maggio, vi proponiamo le nostre ultime dieci opinioni per chiudere la stagione.
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L’ULTIMA DI CAMPIONATO. Saluti a Fuorigrotta per questi ultimi 90 minuti dal sapore di addio. Tra una lacrima di commozione e qualche comprensibile imprecazione, resta solo un enorme orgoglio per questo gruppo. Questi ragazzi hanno ricordato all’Italia intera una legge universale del pallone: bisogna lottare per lo stemma sul petto per far sì che il nome sulla schiena diventi immortale. Alla prossima.
- I BUONI PROPOSITI. È giunto il momento di pianificare gli obiettivi per la prossima stagione. Tra le priorità spiccano indubbiamente un percorso competitivo in Europa e un mercato in grado di colmare le lacune evidenziate quest’anno. L’auspicio più grande resta però la riapertura delle trasferte, nella consapevolezza che, senza il supporto dei tifosi, il calcio priva se stesso del suo valore più autentico
- MAGGIO. Il mese più bello, il più malinconico. Quello della fine, dove la mente corre già ai prossimi nove mesi d’inferno calcistico che ci aspettano. È andata com’è andata, ma quanto ci siamo divertiti! Rimpianti? Giusto qualcuno, tanto per dare un briciolo di soddisfazione a quei giornali che non vedono l’ora di gettare fango sulla squadra e sulla città. Maggio, il mese dell’amore… e noi continueremo a dire ca è na sera e’ Maggio.
- LA FORMAZIONE. Per questi ultimi 90 minuti, Conte conferma modulo e interpreti di Pisa con la sola differenza di Olivera al posto di Buongiorno come braccetto di sinistra; la coppia Elmas – Santos dietro l’unica punta Hojlund. Sette minuti e dentro subito De Bruyne per un infortunio muscolare di Alisson. Problemi anche per Lobotka e dentro Gilmour. Seconda frazione e dentro anche Juan Jesus, Mazzocchi ed esordio in campionato per Contini.
- L’UDINESE. L’arrivo del tecnico tedesco ha proiettato i bianconeri in una nuova dimensione, abbinando alla nota aggressività fisica un netto salto di qualità sul piano del gioco. Resta intatta, tuttavia, la tradizionale filosofia del club: una rosa a trazione estera e ricca di giovani talenti, valorizzati per poi essere ceduti a cifre record. Un nome su tutti: il francese Atta
- LA PARTITA. Inizio di marca azzurra, anche se la prima vera occasione del match capita sui piedi dell’Udinese. Il Napoli, però, alza il ritmo: una splendida imboscata verticale di De Bruyne pesca Hojlund, che non sbaglia e sblocca il risultato. Dopo il vantaggio il match perde intensità, accompagnando le squadre all’intervallo. Nella ripresa la gara si fa più spigolosa e fallosa; a farne le spese è proprio l’Udinese, che resta in dieci uomini per un comportamento antisportivo. Nel finale, complice il clima torrido di Fuorigrotta, la stanchezza prende il sopravvento e i ritmi calano vistosamente. Al triplice fischio, accolto quasi come una liberazione, gli azzurri possono festeggiare i tre punti
- IL RISULTATO. Sarebbe bastato un pareggio per blindare il secondo posto, ma il Napoli va oltre e chiude il campionato con una vittoria. Si conclude così, con un pizzico di rimpianto in più, una stagione tormentata dagli infortuni e da un’identità tattica non sempre adatta alle caratteristiche della rosa
- L’UOMO PARTITA. Promossi tutti i giocatori, sia i titolari che i subentrati. Di fronte a un avversario ostico, gli azzurri sfoderano una grande prestazione e salutano nel migliore dei modi la stagione. Menzione d’onore, però, per Juan Jesus, Hojlund e Gilmour, con lo scozzese che si candida a essere il prossimo titolare del centrocampo azzurro.
- CONTE. Poteva andare meglio? Forse. È il classico what if di fine stagione, quello che affiora ogni volta che ci si volta indietro e si confronta il sogno con la realtà. Eppure, quest’anno, Antonio è riuscito a conquistare un secondo posto incredibile, guidando una squadra letteralmente bersagliata dalla sfortuna. E l’anno scorso? Negli occhi dei tifosi è ancora impressa la rovesciata dello scozzese, simbolo di quel quarto tricolore stampato sul petto. Grazie di tutto, mister!
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OPINIONE FINALE. Siamo arrivati alla fine di questo campionato, l’ennesimo che ha messo a dura prova la nostra sanità mentale. Siamo impazziti, abbiamo esultato, ci siamo innamorati e abbiamo odiato ogni singola giornata. Non ci sono parole per descrivere queste montagne russe emotive, questo confine tra follia e lucidità che si fa ogni anno più sottile. Eppure, non ci stancheremo mai di starle accanto, anche quando si dimostra fredda, spietata e isterica. Lo abbiamo giurato in tempi non sospetti e manterremo la promessa: con lei, al di là di tutto (e tutti). Incondizionatamente.

