La tradizione del Torrone dei morti: storia e curiosità

Annalaura Sorrentino
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Napoli è nota in tutto il mondo per il suo folklore e le sue tradizioni, tra le tante si distinguono quelle legate all’aldilà. Ce ne sono diverse, dalle “anime pezzentelle” al “munaciello”, ma in questo periodo dell’anno si distingue una in particolare: il torrone dei morti, chiamato anche “’O Murticiell’”. E’ un’usanza particolarmente sentita, tanto che durante il periodo che va dal 31 di ottobre al 2 di novembre il centro storico si sommerge di bancarelle con torroni di tutti i gusti. Si presenta come un dolciume morbido, lungo circa 50 centimetri, dalla forma che ricorda quella di una bara, richiamo che viene ottenuto anche grazie al cioccolato fondente che lo riveste. All’interno viene arricchito da frutta secca, solitamente mandorle e nocciole, che gli donano un tocco di croccantezza. La credenza è che durante il giorno dei morti (2 novembre)  questo dolcetto possa allietare la permanenza dei defunti nell’aldilà. In un certo senso, la credenza potrebbe essere associata all’Halloween americano, in una versione tutta napoletana.

Ha una storia molto antica, risalente addirittura all’epoca dei romani, che ha luogo nella città di Benevento, in cui la prima testimonianza risale al 1544. All’epoca era chiamato “Cupedia”, traducibile come: ‘sregolato desiderio di cibi delicati’, che divenne “cupeta” con il passare del tempo.  Il termine che conosciamo oggi, “Torrone”, risale al ‘700 e deriva dal verbo latino torréo, che significa abbrustolire, tostare, riferito alle mandorle e alle nocciole che sono messe all’interno.

Oggi ci si limita a consumarlo dopo il pasto del 2 novembre, ma in passato non era così. Era frequente in alcune città vesuviane di trovare torroni appoggiati sulle tombe, offerta ai defunti con la speranza che potessero tornare per qualche ora sulla terra per far visita ai loro cari. Un’ulteriore tradizione vedeva preparare un intero pasto per il parente passato a miglior vita: si sceglieva la stanza più bella della casa, e la tavole veniva imbandita con due fette di pane, sale, limone e acqua, e ci si aspettava che il defunto venisse a consumare le pietanze preparate. Anche per le coppie di innamorati c’è un’usanza legata a questo dolciume: una settimana prima del giorno dei morti era consuetudine regalare alle proprie fidanzate un vassoio di torrone.

La ricetta originale prevede un interno di nocciole e cioccolato al latte rivestito di un guscio di cioccolato fondente. A differenza del torrone tradizionale, quello preparato dai napoletani risulta morbido e cremoso all’interno. Ovviamente la ricetta è variata molto con il passare del tempo, infatti oggi esistono torroni per tutti i gusti: pistacchio, cioccolato bianco, cassata, e chi più ne ha ne metta.

Di regione in regione cambiano le tradizioni culinarie legate ai morti: ad esempio in Sicilia si crede che siano i morti della famiglia a lasciare dolciumi e regali ai più piccoli, ad esempio le cosiddette “ossa dei morti” oppure la Frutta di Martorana. Anche in Abruzzo c’è una tradizione del genere, che è quella più simile alla celebrazione di Halloween: si scavano e intagliano delle zucche e si ripone una candela nell’interno cavo. Infine in Toscana, nelle zone vicino Grosseto si mettevano delle scarpe sulle tombe dei bambini il 2 di novembre, proprio perché si pensava che tornassero a trovare i vivi quella notte.

Il popolo napoletano è famoso per la sua resilienza. Anche nei momenti difficili, trovano un modo per sorridere, cantare o mangiare in compagnia, e questa tradizione ne è la perfetta dimostrazione. Anche nella perdita di una persona cara, sono riusciti a trovare il modo di mantenere viva la speranza.