Domenica mattina, Napoli in rimonta, terzo posto (quasi) blindato e il piombare in quella strana sensazione dell’anno scorso. Ecco a voi le nostre dieci opinioni sul match di ieri sera.
- ANTICIPO. Il gioco – forza della Serie A (e dei diritti televisivi) che anticipa il Napoli al sabato, alle 18.00, in un tiepido ma piovoso sabato pomeriggio di metà marzo. Lo stadio non è quello delle grandi occasioni e a discapito di qualche settore non completo, e di qualche protesta per questo calcio che sta perdendo la sua vera essenza (popolare), la buona parte della città risponde presente all’appello per questo primo appuntamento in vista del rush finale.
- IL VANTAGGIO. Dopo una stagione altalenante, trafitta da un numero abnorme di infortuni, all’alba della primavera il Napoli conquista un piccolo vantaggio sulle inseguitrici (e su chi lo precede): delle ultime 10 partite, gli azzurri giocheranno 6 in casa cercando di massimare l’eventuale bottino pieno e sperando in qualche (altro) passo falso.
- LA FORMAZIONE. 3-4-2-1 ma con qualche interprete diverso rispetto alle ultime gare. Se da un lato, il trio Hojlund – Santos – Elmas resta invariato, dall’altro spazio a Beukema, Olivera e Anguissa dal primo minuto. Per il camerunense è un ottimo modo per mettere minuti nelle gambe in vista del rush finale. All’alba del secondo tempo dentro lo scozzese e Kevin mentre nel corso della ripresa Gutierrez, Mazzocchi e Giovane per far rifiatare i titolari.
- IL LECCE. Invischiato nella lotta salvezza, i ragazzi di Nicola alternano buone partite a match con errori che sul lungo potrebbero compromettere la permanenza nella massima serie. Di Francesco sta cercando la quadra con una rosa forse non all’altezza della Serie A ma il mix esperienza (Gallo e Ramadani) e gioventù (Banda e Stulic) promette un finale combattivo.
- I RITORNI. Quelle piccole gioie di inizio primavera. Aspettando un rientro (quasi)improbabile del capitano, Conte ritrova per la prima volta in questa stagione tutti i suoi pezzi pregiati, ossia Lukaku, McTominay, De Bruyne, Anguissa. Piccola gioia anche per Meret che con la titolarità di ieri manda un forte segnale al ct della Nazionale Gattuso. Tra le fila del Lecce, invece, occhio all’italo – marocchino Cheddira che ha “rischiato” seriamente di essere l’attaccante azzurro per questa stagione.
- IL RISULTATO. Se fosse stata una partita a punti, il pareggio sarebbe stato il risultato migliore per quanto visto in campo. Ma il calcio non risparmia nessuno e questo 2 a 1 è un toccasana per questo momento del campionato.
- LA PARTITA. Il Lecce, con la foga di chi deve salvarsi, parte meglio e al terzo minuto, i salentini sono già in vantaggio. Gli ospiti giocano meglio, costringendo il Napoli ad affondi disordinati, Conte inizia a farsi sentire dalla panchina. Seconda frazione, Il Napoli cambia e la ribalta con Hojlund e Politano, alla prima rete stagionale.
- LA CLASSIFICA. Terzo posto, quasi blindato, col fiato sul collo al Milan condannato a vincere e con un occhio rivolto alla capolista. Non ci vogliamo illudere ma a volte, agli dei del calcio piace scherzare.
- L’UOMO PARTITA. Una partita stile Conte e stile Napoli dei tempi d’oro ma per noi la palma del man of the match la prende il belga n.11. Entrato nella ripresa dopo quattro mesi di stop, l’ex City ha illuminato il gioco con una classe superiore, dimostrando una visione di gioco che lo rende tuttora immarcabile.
- OPINIONE FINALE. Siamo di nuovo lì, su quel confine sottile dove l’identità incrocia il desiderio, legati da un filo invisibile che unisce mente e cuore. Sappiamo che la strada è in salita, ma è proprio nel fango delle difficoltà che l’orgoglio azzurro ha sempre trovato la sua forza più pura. Tra follia, surrealismo e la fame di un sogno, restiamo fianco a fianco. Ma sia chiaro: questo cammino non ammette esitazioni. Chi non ha il coraggio di crederci, faccia un passo indietro

