Conte post Como-Napoli: “Cesc, un predestinato”

Luca Rotoloni
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“Abbiamo fatto un altro passo verso la Champions, farlo contro il Como che ha ambizioni e tenerlo distante otto punti è importante. Oggi nessuno ha fatto calcoli, è stata una partita aperta in cui potevamo segnare entrambi. Abbiamo giocato a viso aperto, provando ad avere supremazia. Adesso mancano tre partite e noi dobbiamo cercare quanto prima di mettere la matematica qualificazione alla Champions, è molto importante per programmare il futuro del Napoli. Abbiamo voglia di lottare fino alla fine, abbiamo uno scudetto sulla maglia e più in alto arriviamo più daremo lustro allo scudetto vinto lo scorso anno”.

Su Rrahmani:

“Non dimentichiamo che tornava da un infortunio, ha giocato contro la Cremonese dopo tanto tempo e in settimana l’aveva ancora un po’ accusata. L’abbiamo gestito per averlo oggi. Si sentiva affaticato, ha chiesto un cambio precauzionale. Oggi eravamo senza cambi tra i centrali, Juan Jesus è rimasto a Napoli per motivi personali e Olivera non l’abbiamo rischiato per un piccolo affaticamento muscolare. Alla fine ho arretrato Gutierrez centrale con Buongiorno e Beukema.”

Cosa c’è di positivo?

“Buon pareggio su un campo difficile, loro si giocavano di più rispetto a noi. Abbiamo fatto un favore alle altre che vogliono la Champions League, il Como nelle ultime tre partite può fare nove punti. Nel primo tempo secondo me non siamo partiti male, ma abbiamo perso due palloni a centrocampo in uscita ed abbiamo rischiato un po’. Quello ci ha un po’ non bloccato, però ci ha fatto sentire meno sicuri. Nel secondo tempo siamo saliti di tono, lo spartito era quello di pressarli alti, giocarci l’uno contro uno come abbiamo fatto. Nel secondo tempo è giusto che finisca in partita, nel primo tempo meglio loro e poi meglio noi. Il loro portiere è un dodicesimo giocatore, è un portiere che non ti permette di pressare: hanno una superiorità numerica, trovano la giocata tra le linee, è cresciuto tanto Butez ed è una delle armi più importanti del Como”.

Fabregas è il nuovo Conte?

“A me Cesc in panchina piace, è uno sanguigno e la partita la vive. Io sono così, cerco un mio simile, cerco chi avverte questa passione nei confronti del lavoro che facciamo. Cesc è un ragazzo che studia calcio e si vede, siamo in continua evoluzione. Qualche anno fa spesso e volentieri una squadra attaccava e una difendeva, oggi se vuoi fare un calcio di livello devi essere un allenatore completo con e senza palla. Lui è un allenatore che non faccio fatica a definire predestinato, è un bravo manager nello scegliere i giocatori adatti al suo calcio. Gli auguro il meglio, è fuori dubbio”.