Dieci opinioni dopo Como – Napoli

Enrico Russo
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Domenica mattina, i miracoli di Savic, la conferma del Como e quel paragone tra il Napoli e il romanzo manzoniano.

  1. IL FALSO MITO. Si è passati una settimana a tessere le lodi dell’uno o dell’altro allenatore, ignorando una realtà spesso sacrificata in favore dei titoli a effetto: Conte non è Fabregas, e viceversa. Al di là delle filosofie tattiche, a tracciare il solco sono le ambizioni dei club. Se il Como sogna l’Europa, il Napoli ha l’obbligo di confermarsi ai vertici nazionali e internazionali. Nel calcio il prestigio non si eredita dal nome; è ora di abbandonare questi paragoni da bar.
  2. IL RITORNO. L’anticipo delle 18:00 porta con sé la notizia che tutti aspettavamo: il Capitano è tornato! Dopo quasi tre mesi, Giovanni Di Lorenzo rientra finalmente tra i convocati. È l’iniezione di fiducia di cui avevamo bisogno per un finale di stagione infuocato, con una corsa Champions più viva che mai. Bentornato, Giovanni!
  3. LA FORMAZIONE. Dopo la buona prestazione di una settimana fa, Conte conferma l’11 titolare della sfida contro la Cremonese con KDB e Santos dietro l’unica punta Hojlund. Secondo tempo, nell’ottica di cambiare l’atteggiamento tattico, Conte manda in campo Anguissa e Spinazzola. Forse si sarebbe dovuto osare con l’inserimento di Elmas e Giovane nel momento di massimo sforzo degli azzurri, testimoniato anche dal palo colpito da Politano con Butez ormai immobile sulla conclusione dell’esterno.
  4. IL COMO. Il Como non è più la rivelazione della Serie A, ma una solida realtà del nostro campionato. Un gruppo di giovani talenti — nonostante un’elevata presenza di stranieri — che interpreta perfettamente le idee del proprio allenatore. Se elementi come Nico Paz e Perrone sembrano già dei predestinati, molti altri sono chiaramente avviati verso carriere di alto livello. La società lariana si distingue per un’attenta attività di scouting e per una linea verde che la rende una delle squadre più giovani del torneo. Velocità, qualità nel palleggio e smarcamenti continui sono le vere armi dei ragazzi di Fabregas.
  5. OPZIONE MERCATO. In attesa delle decisioni societarie, Manna è già proiettato verso il mercato estivo. Se il sogno proibito rimane il centrocampista lariano Perrone, il DS azzurro si sta muovendo sottotraccia su diversi profili per non farsi trovare impreparato in caso di cessioni. Sul taccuino figurano i nomi di Goretzka, Richard Ríos (già cercato dalla Roma lo scorso anno) e il giovane Alajbegovic. Resta da valutare, inoltre, la gestione dei rientri dai prestiti: la prima parte del ritiro sarà infatti condizionata dalle assenze, con la rosa decimata dagli impegni dei calciatori al Mondiale e quindi, i giocatori in prestito potrebbero rimpinguare la rosa durante la preparazione estiva.
  6. IL RISULTATO. Uno 0-0 sostanzialmente corretto per quanto espresso in campo, ma che nei fatti penalizza soltanto il Napoli. Se da un lato il Como festeggia un punto che lo avvicina a una storica qualificazione europea, dall’altro questo pareggio consegna virtualmente lo scudetto all’Inter: ai nerazzurri, ormai, basterebbe un solo punto per laurearsi campioni
  7. LA PARTITA. Rispettando i pronostici della vigilia, il match si accende sin dai primi minuti: ritmi altissimi, verticalizzazioni improvvise e continui cambi di fronte, con entrambe le squadre fedeli alle rispettive identità tattiche. Quando il Como di Fabregas, però, alza il baricentro del pressing, il Napoli di Conte fatica a gestire la costruzione dal basso, correndo qualche rischio di troppo in fase di impostazione. Nonostante l’intensità, al duplice fischio il risultato resta inchiodato sullo 0-0. Nella ripresa, il copione del match resta invariato: il Como continua a premere e a palleggiare con qualità, stanando gli spazi tra le linee, mentre il Napoli fatica visibilmente a risalire il campo. Nel finale l’intensità sale e la sfida si fa spigolosa, con i lariani pronti a usare le maniere forti pur di spezzare la manovra azzurra. Solo negli ultimi minuti i partenopei riescono a scuotersi, uscendo dall’impasse e tornando a spaventare la difesa avversaria
  8. LA CLASSIFICA. In attesa dell’impegno del Milan, gli azzurri si riprendono momentaneamente il secondo posto. La qualificazione in Champions League appare ormai blindata: una certezza che dista solo una manciata di minuti dall’essere aritmetica.
  9. L’UOMO PARTITA. Si registrano solo alcuni lampi da parte di Santos e Anguissa, ma il vero protagonista è Milinkovic-Savic: il portiere serbo tiene a galla il Napoli nel primo tempo con interventi prodigiosi. Per lui arriva così il secondo clean sheet consecutivo, ottenuto in uno stadio difficile e al termine di una gara particolarmente ostica
  10. OPINIONE FINALE. Lo scudetto come Lucia Mondella. È l’oggetto del desiderio, pura e agognata, che però ormai è stata “rapita” e portata in un palazzotto troppo lontano per essere raggiunta. Per il Napoli, il sogno del titolo è diventato (ormai) quel “paese lontano” che si guarda con malinconia dalla barca, recitando un ideale Addio, monti sorgenti dalle acque.