Il lavoro dell’adattatore: difficoltà e considerazioni

Annalaura Sorrentino
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Da sempre il cinema ha “rubato” alla letteratura per ottenere storie originali da cui trarre spunto. Talvolta l’adattamento cinematografico ha ottenuto un successo superiore al romanzo, oppure ha contribuito ad accrescerne la fama: ne sono un esempio i casi di Via col vento o Harry Potter. Talvolta però capita che alcuni appassionati di letteratura siano dei critici particolarmente duri per gli adattatori, poiché ritengono il rifacimento cinematografico un tradimento dell’opera originale.

Questo avviene per i motivi più disparati. C’è chi ritiene il cinema un media “inferiore” rispetto alla letteratura. E’ certo che riportare in un film lo stesso stile letterario di un romanzo sarebbe impossibile: i dialoghi sono quotidiani, colloquiali e immediati, pertanto un linguaggio artificioso risulterebbe innaturale sullo schermo. Per quanto un dialogo di un romanzo possa sembrare naturale, spesso risulterà comunque troppo ricercato per un  film.

C’è chi resta con l’amaro in bocca per qualche stravolgimento di trama. Il problema è che un film rappresenta certamente una riduzione di un romanzo: ciò che viene detto in tre pagine può essere rappresentato in una singola scena. Pertanto, eccessive sottotrame potrebbero mandare in confusione lo spettatore, quindi quelle superflue vanno eliminate. Inoltre, non tutte le scene che risultano efficaci in un romanzo lo sarebbero altrettanto per il cinema.

Talvolta capita che un attore risulti diverso da come veniva immaginato dal lettore. Magari l’aspetto potrebbe non essere accurato, perché corrisponde alla visione registica più che alla fedeltà a romanzo. Non sempre un regista si cura di rappresentare la storia originale al meglio: spesso la prende soltanto come spunto per poi farne una sua versione. Per di più si sceglie spesso di stravolgere questo aspetto per dare al pubblico una rappresentazione della minoranze. Ad esempio, nella serie in uscita di Harry Potter, si è scelto di far interpretare il ruolo di Severus Piton a Paapa Essiedu, cosa che ha suscitato non poche polemiche tra i fan della saga originale.

Eppure, quando un libro è ambientato in un’epoca passata capita spesso che le tematiche vengano adattate alla suscettibilità contemporanea. Ciò accade perché molti aspetti che un tempo erano considerati immorali, adesso non lo sono più. Ad esempio la serie Netflix Bridgerton è cambiata sotto diversi aspetti rispetto ai romanzi da cui è tratta: essa risulta molto più femminista, sono stati inseriti degli attori neri, e anche una coppia saffica.

E’ frequente anche il cambio di narratore. Mentre in un romanzo scegliere di narrare gli eventi in prima persona o in terza risulta abbastanza indifferente, è difficile presentare il punto di vista di un personaggio in particolare con la macchina da presa. Ciò avviene soltanto attraverso tecniche particolari, come il found footage in The Blair Witch Project, che permette allo spettatore di vedere attraverso le videocamere dei protagonisti, oppure la Voice Over usata in Memento. In generale, la voce narrante prediletta dal cinema è quella onnisciente, nonché quella più facile da rappresentare.

Anche lo stile è un aspetto a cui prestare attenzione. Risulta particolarmente difficile trasporre un tono ironico o sarcastico. Al contrario, lo stile fumettistico si adatta bene al cinema, come si evince dagli adattamenti vincenti di Batman o Spiderman.

In generale, cinema e letteratura sono due media profondamente diversi. E’ diverso l’approccio sensoriale, stilistico e fruitivo. L’unica componente che resta la stessa (in molti casi, ma non in tutti) è quella narrativa: entrambi raccontano una storia. Per il resto, il criterio della fedeltà al romanzo non si rivela il criterio più giusto per valutare la qualità di un adattamento. Un film e un libro sono due prodotti diversi, e come tali dovrebbero essere valutati.