Enshittification. O come si direbbe in italiano merdificazione. Questo termine dal suono decisamente esotico è stato coniato da Cory Doctorow, giornalista e scrittore canadese, e si riferisce al declino delle piattaforme digitali. In qualche modo internet è stato colonizzato dalle piattaforme digitali, e un servizio a cui tutti erano abituati ad accedere in modo gratuito ha subito negli ultimi anni un netto peggioramento. Doctorow ha studiato questo processo, gli ha dato un nome e ha proposto delle soluzioni.
Sono state osservate tre fasi. Nella prima le piattaforme si mostrano a servizio degli utenti, fornendo un bene gratuito. Ad esempio Facebook, quando è diventato aperto al mondo nel 2006, permetteva di restare a contatto con i propri amici e i propri cari senza alcuna ripercussione. In questo modo si è creata una rete: chi aveva iniziato a usare Facebook lo aveva fatto per rimanere in collegamento con altre persone, e spostarsi in un’altra piattaforma avrebbe significato perdere quel contatto. Muoversi collettivamente è difficile, quasi impossibile, soprattutto su internet.
Dopo aver impedito agli utenti di spostarsi è iniziata la seconda fase della merdificazione, ovvero la soddisfazione delle esigenze dei clienti aziendali a discapito degli utenti. Ha permesso agli inserzionisti pubblicitari e agli editori di raccogliere dati su coloro che utilizzavano Facebook, in modo da poter piazzare i loro annunci in modo strategico. In questo modo anche i clienti aziendali si sono trovati ancorati alla piattaforma.
Così il terreno era stato spianato per la terza fase: togliere a tutti i clienti per favorire il guadagno degli azionisti di Facebook. Questa fase ha avuto delle ripercussioni su tutti: l’utente standard ha iniziato a vedere sempre meno le persone seguite e sempre più annunci e inserzioni, mentre il cliente aziendale ha visto aumentare i prezzi per gli annunci e diminuire i controlli antifrode.
Queste categorie hanno provato a protestare, ma il problema è che ormai erano ancorati alla piattaforma, e quindi Facebook avrebbe potuto cambiare l’accordo altre volte senza ripercussioni. Al momento si sta tentando di prendere tutto il surplus per darlo agli azionisti e lasciare soltanto il minimo indispensabile per tenere gli utenti legati tra loro. C’è un dettaglio che i creatori delle piattaforme digitali ignorano: l’effetto rete funziona allo stesso modo anche al contrario. Ciò significa che se tutti decidessero di andarsene non ci sarebbe più alcun motivo per restare, e la piattaforma andrebbe in rovina.
Questo processo è avvenuto in modo graduali, e oggi tutti gli utenti ne sono vittime inconsapevoli. Ne è un esempio il fatto che ci si è iscritti ai social media per restare in contatto con i nostri conoscenti, ma i video che ci vengono mostrati sono realizzati al 90% da persone sconosciute. O anche che alcuni servizi a cui si è legati inevitabilmente, come i siti streaming, sono sommersi da pubblicità nonostante l’abbonamento a pagamento. Il web oggi appare come un quadro deteriorato, e trasporta tutti in un futuro che appare decisamente non favorevole.
Eppure c’è chi ha iniziato a comprendere la gravità della situazione. Un esempio lampante è il processo contro Meta e YouTube: nel marzo di quest’anno entrambe le piattaforme sono state condannate al risarcimento di 3 milioni di dollari per aver progettato piattaforme che creano dipendenza e che hanno causato danni alla salute mentale di una minore. Nonostante 3 milioni siano una bazzecola per il plurimiliardario proprietario, questo processo è importante perché ha spostato la responsabilità dal singolo utente e dall’uso che fa della piattaforma al design della piattaforma stessa. La speranza è che questa condanna sia soltanto l’inizio di un risveglio collettivo di coscienze.
Internet è un bene collettivo. E’ nato con una missione, ovvero quella di migliorare e semplificare la qualità dell’informazione, e in generale della vita umana. Oggi qualsiasi battaglia sociale, dal razzismo, al colonialismo, il genocidio o la disuguaglianza, è combattuta anche e soprattutto su di esso. Per questo motivo è importante fermare il processo di merdificazione. Avere dei canali puliti ed efficaci su cui fare affidamento è il primo passo verso il miglioramento.

