Dal dramma alla gioia

Enrico Russo
5 Min Read
Servizio: Contenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili. Scopri di più

Stagione 1989-90.

L’aria a Napoli è carica di aspettative, una città intera vive per il calcio e la squadra, guidata da un certo Diego Armando Maradona, ha il sapore di un’epopea. Quell’anno, il destino del Napoli si incrocia con la Coppa UEFA, un trofeo che per l’epoca aveva un prestigio quasi pari a quello della Coppa dei Campioni. L’avversario è lo Sporting Lisbona, una squadra solida e insidiosa, che per la critica sportiva di quel tempo era tutt’altro che una passeggiata.

L’andata a Lisbona: Sotto una pioggia incessante

Il 22 novembre 1989, lo stadio José Alvalade di Lisbona è un catino di passione e rumore. Una pioggia battente cade incessante sul campo, rendendo il pallone pesante. La partita è una battaglia di nervi e tattica. Lo Sporting, spinto dai suoi tifosi, cerca di imporre il proprio ritmo, ma il Napoli resiste. Al 40° minuto, su un calcio d’angolo, la palla arriva a Careca che con una rapidità fulminea la scarica in rete: gol e stadio ammutolito.

La partita non è ancora finita. A sette minuti dalla fine, su un cross dalla destra, il portoghese Silvinho salta indisturbato e colpisce di testa, infilando la palla alle spalle di Giuliani. È l’1-1. Il risultato finale è un pareggio che lascia tutto aperto per il ritorno, ma per il Napoli, che ha segnato un gol in trasferta, l’esito è più che positivo.

Il ritorno al San Paolo: L’elettricità del popolo napoletano

Il 6 dicembre 1989, lo stadio San Paolo è un’esplosione di tifo, di colore, e di suoni. L’atmosfera è elettrica, palpabile, e si respira un’unica parola: vittoria. Oltre 80.000 persone sono lì per spingere i loro eroi verso i quarti di finale. Ma lo Sporting non è venuto a Napoli per fare la vittima. La partita è nervosa, tesa. Il Napoli prova a sfondare, a creare, ma la difesa portoghese si chiude a riccio. Le occasioni si susseguono, ma la palla non ne vuole sapere di entrare.

Il tempo scorre e la tensione si fa insostenibile. La partita si trascina stancamente fino ai supplementari. Gli animi si scaldano. Al 103° minuto, il portoghese Jorge Kadete viene espulso, ma l’uomo in meno non ferma lo Sporting, che si difende con le unghie e con i denti. Al triplice fischio, il risultato è ancora fermo sullo 0-0. Per la prima volta nella storia del Napoli, un match si decide ai rigori in una competizione europea.

I calci di rigore: Il trionfo finale

La porta sotto la curva B. I calci di rigore sono un dramma sportivo. Il primo a tirare è Alemao, il cui tiro viene parato. L’atmosfera diventa glaciale, lo stadio ammutolisce. Ma poi Giuliani si supera. Sul tiro di Oceano, si lancia e respinge il tiro. Il San Paolo esplode. Tocca a Maradona, che con la freddezza che lo ha reso leggenda, non sbaglia. Trasforma il suo rigore, e l’urlo della gente sovrasta ogni cosa.

La serie prosegue. Il Napoli segna con Ferrara, ma l’errore di Baroni tiene in vita i portoghesi. Al quinto rigore, il portoghese Morato calcia, ma Giuliani si lancia in tuffo e para. L’esito è deciso, il Napoli passa il turno.

Il popolo partenopeo, dopo il brivido e la paura, può esplodere in una festa di liberazione. La vittoria contro lo Sporting Lisbona non è stata solo il passaggio del turno, ma la conferma che quel Napoli non mollava mai. Una squadra guidata da un leader come Maradona, capace di trasformare un rigore in un momento di pura magia, ma soprattutto, una squadra che ha saputo soffrire e vincere.