Il grande rimpianto

Enrico Russo
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La giornata è grigia, il cielo sopra Como promette pioggia, ma a squarciare il plumbeo scenario è un’ondata di azzurro che si abbatte senza pietà sullo Stadio Sinigaglia. È il 28 febbraio 1982 e il Napoli di Rino Marchesi, reduce da una stagione altalenante, dà vita a una sinfonia calcistica che non lascia scampo ai padroni di casa.

Il Como, guidato in panchina da Giuseppe Pozzini, prova a opporre resistenza, ma la classe dei partenopei è di un’altra categoria. L’Olandese Volante, Ruud Krol, dirige l’orchestra da libero con l’eleganza di un maestro, mentre il centrocampo azzurro fa da diga insuperabile, macinando gioco e occasioni.

Ma il vero mattatore della giornata è un uomo che in quella stagione ha la vena del gol più affilata che mai: Massimo Palanca. Non è un caso se il primo tempo si chiude con un rassicurante 2-0 per il Napoli, con l’attaccante che firma la doppietta che spezza le gambe a ogni velleità lariana. Il Como è in ginocchio, confuso, e incapace di reagire.

Nella ripresa, il Napoli non alza il piede dall’acceleratore, anzi. Al 63′ è il centrocampista Paolo Benedetti a calare il tris, una rete che sa di resa per il Como. Ma non è finita: pochi minuti dopo, a dare il colpo di grazia, arriva il quarto e ultimo gol. A firmarlo è l’attaccante Claudio Pellegrini, che mette la ciliegina su una prestazione perfetta.

Il 4-0 finale non è solo un risultato, è una dichiarazione di intenti. Il Napoli, che ha faticato in campionato, dimostra che quando è in giornata può essere una macchina da gol inarrestabile. Per il Como è una sconfitta pesante, un segnale che il cammino verso la salvezza sarà ancora lungo e in salita.

È una domenica di gloria per il popolo napoletano, che in quella stagione vive di lampi di genio e prestazioni altalenanti. Ma a Como, in quel freddo pomeriggio di fine febbraio, il sole è stato azzurro.