NAPOLI – Non è stata una partita, è stata una dichiarazione d’intenti. In un “Diego Armando Maradona” purtroppo ancora vuoto per le restrizioni, il Napoli di Gennaro Gattuso schianta la Lazio di Simone Inzaghi con un 5-2 che profuma di sentenza per l’alta classifica. Una serata di bellezza abbacinante, fatta di ripartenze letali e perle balistiche che rilanciano prepotentemente le ambizioni europee dei partenopei.
L’avvio: il VAR e la scossa di Insigne
Il match cambia volto dopo appena sette minuti. La Lazio reclama un rigore per un contatto Lazzari-Hysaj, ma il richiamo del VAR porta l’arbitro Di Bello all’altra estremità del campo: il fallo è di Milinkovic-Savic su Manolas nell’azione precedente. Dal dischetto, Lorenzo Insigne è glaciale. Pochi minuti dopo, il raddoppio porta la firma di Politano, che con un fendente mancino sul primo palo beffa un Reina non impeccabile.
Lo show nella ripresa
Sotto di due reti, la Lazio prova a reagire colpendo un palo con Correa, ma nella ripresa il Napoli sale in cattedra con una qualità tecnica debordante: il tris di Insigne: Al 53′, il capitano riceve al limite dell’area e disegna un arcobaleno a giro che si spegne sotto l’incrocio dei pali. È il manifesto del calcio “insigniano”.
Sette minuti dopo, Zielinski inventa e Dries Mertens colpisce di prima intenzione: una traiettoria fulminea che fa scoppiare in lacrime il belga, visibilmente commosso per il record di gol (102) condiviso con l’eterno Antonio Vojak.
Il brivido e la chiusura di Osimhen
Sul 4-0 la gara sembra archiviata, ma la Lazio ha il merito di non sbracare. In cinque minuti, tra il 70′ e il 74′, Immobile prima e una punizione magistrale di Milinkovic-Savic poi, accorciano le distanze portando il punteggio sul 4-2.
Il timore di una rimonta clamorosa viene però spento dal subentrato Victor Osimhen: il nigeriano riceve da Lozano e scarica un destro violentissimo sul primo palo, sigillando il definitivo 5-2.

